testoni in libreria

Un libro a settimana. Anche un vero testone ce la può fare.

25/02/2013-03/03/2013

polina bastien vives black velvet

Nelle mie mani: edizioni Black Velvet Editrice, 2011

Mi piace: la tensione del tratto. Lo spessore dei personaggi. La capacità di Bastien Vives di farci entrare nelle storie che racconta.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “La danza è un’arte. E un’arte non s’impara. Bisogna averla nel sangue. Poi bisogna lavorare (…) e, credetemi, dovrete resistere”

La mia storia: gennaio appena passato. Il primo sabato di saldi: una giornata piovosa, persone piene di pacchi e sacchetti che si urtano sotto i portici, fidanzati sfiniti che attendono fuori dai negozi con occhi da basset hound, ragazze con slancio predatorio pronte a gettarsi alla conquista di un paio di mutande a treeuroenovantanove, commesse con le occhiaie che glielo leggi nello sguardo il desiderio di tornare a casa e farsi una doccia calda. Ero in centro con Francesco per raggiungere gli amici per un aperitivo e ad un certo punto abbiamo dovuto rifugiarci nella prima libreria -deserta- per non venire mangiati dalla ressa frettolosa e incattivita. Come di consueto mi perdo nel reparto fumetti e illustrazione e lo vedo lì Polina, su una pila ben ordinata, a chiamarmi con la sua copertina rosa che combatte il grigio della giornata. Da mesi ne rimando l’acquisto, pur avendo amato Il gusto del cloro e Nei miei occhi, pur essendo nella mia wishlist. Lo prendo e leggo in quarta di copertina, “Un artista è sempre insoddisfatto. Perché ricerca la perfezione (…)”. E queste sono state le parole magiche che mi hanno convinta ad andare in cassa con il libro sottobraccio e ad uscire dalla libreria incurante del delirio intorno a me, pensando a quali e quante sono le inquietudini che mi muovono. Non mi reputo un’artista, ma di certo una felice insoddisfatta: perché sono sempre alla ricerca di qualcosa che sembra sfuggirmi sotto il naso.

18/02/2013-24/02/2013

bandada maria julia diaz garrido david daniel alvarez hernandez

Nelle mie mani: edizioni Kalandraka Editora, 2012

Mi piace: perché tra ombre e luci, questo libro racconta la storia delle storie

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “…construyeron los nidos mas hermosos jamas vistos…”

La mia storia: Viaggio invernale con le amiche nella nostra città adottiva: appuntamento ormai fisso per tingere di leggerezza che sa di arance e cielo azzurro quei mesi di gennaio grigi e umidi che ci gonfiano le ossa. Durante un pomeriggio con Francesca -prima di trovarci per un caffé con Valentina- facciamo sosta in quella che per me è una tappa obbligata: Rayuela. Se per caso siete di passaggio a Sevilla e se per caso siete appassionati di letteratura per l’infanzia e illustrazione, vi suggerisco una visita. Francesca viene rapita dai libri di ricette vegetariane per bambini, io mi incanto davanti ai libri di Pablo Auladell, ci ritroviamo poi dietro le quinte del teatro di Rebecca mentre cerco un libro che non ho di Monica Gutierrez Serna. Ed eccolo lì: su uno scaffale vedo Bandada, non ho nemmeno bisogno di aprirlo per sapere che mi piacerà. (Una nota: proprio da poco la casa editrice Kalandraka ha vinto un premio molto importante per la sua attività culturale). Prendo il bottino, pago e andiamo al bar: te, caffè dolcissimo, l’aria dell’ultimo giorno di vacanza, le chiacchiere di chi non si vede da tempo e ha bisogno di raccontarsi, un po’di malinconia, le parole, i sorrisi  e qualche lacrima. In tutto questo, prendo il libro dalla borsa e lo leggiamo insieme. Come fossimo bambine all’ora della merenda. Che bello. Essere così diverse e vedere e sentire emozioni diverse in questo libro, dirci se ci piace o se non ci piace. Che bello essere così simili invece per poterne apprezzare l’immensa poesia e per lasciarsi conquistare da una storia dolceamara che poi non è altro che la nostra Storia.

27/08/2012-02/09/2012


Nelle mie mani: edizioni Ulaanbaatar Print Co.Ltd

Mi piace: perché dentro ci sono l’incanto della steppa, la gioia semplice dell’erba, la calma del cielo, i gesti gentili dei nomadi

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “The flowers of the steppe lead each other, leaf upon leaf. We lead each other, hand in hand”

La mia storia: Dopo venti giorni selvatici, blu, verdi e liberi in cui i polmoni hanno assorbito come spugne l’aria cristallina della prateria infinita, tornare a Ulaanbaatar è stato un pugno nello stomaco. Smog, polvere, cantieri di grattacieli che vogliono sfidare le stelle, migliaia e migliaia di macchine, ingorghi stradali. Passeggiando lungo Enkh Taivny Orgon Choloo – che significa più o meno Strada della pace”, che della strada ha tutto e della pace nulla- ci siamo imbattuti nello State Department Store, un enorme palazzone sovietico che già ai tempi dell’occupazione russa era un centro commerciale. Ho pensato di entrare, giusto perché sapevo che ci sarebbe stata una libreria là dentro, dato che ancora non ne avevo viste in città. L’impatto con il piano terra è stato brutale almeno quanto l’impatto con l’inquinamento di Ulaanbaatar: un immenso reparto dedicato alla profumeria. Bleargh. Per poi passare al piano dell’abbigliamento, a quello del cashemere per turisti, a quello dei casalinghi in plastica, a quello dell’attrezzatura sportiva per poi arrivare al piano palestra-negozio di souvenir più grande di tutta la Mongolia- libreria. Passati gli scaffali delle riviste (alcune dal titolo inquietante come Mining&Money), dei dizionari inglese-mongolo, della narrativa nazionale sono arrivata al reparto bimbi. per un po’ non ho trovato nulla che mi interessasse tra i sussidiari per la scuola, una valanga di libri Disney e libri di leggende di cui non avrei capito nulla. Quando stavo ormai per demordere, da un ripiano un po’ distrutto, è saltato fuori questo sottile libretto. Sarà stata la terza pagina piena di omini testoni a farmelo comperare? Mom, dad & me è una raccolta di poesie (tradotte in inglese) che l’autore ha scritto ispirandosi alla sua famiglia ed è illustrato dai disegni fatti dal fratello quando aveva sei anni. Sfogliare il libro è stato come una magia: i disegni freschi e senza tempo di una mano bambina mi hanno riportato nella steppa e nel deserto, tra argali, cammelli battriani e falchi. Mi hanno fatto sentire ancora l’odore delle ger e il sapore dell’airag prima di uscire di nuovo nel traffico della capitale.

20/02/2012-26/02/2012

Nelle mie mani: edizioni Stampa alternativa Nuovi equilibri, 1993

Mi piace: la storia pressoché sconosciuta (almeno in Italia) di Peter Pan nei giardini di Kensington, illustrata da un grandissimo artista

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Se credi che egli sia stato l’unico bambino che mai abbia voluto fuggire, significa che hai del tutto dimenticato la tua infanzia”

La mia storia: sinceramente non ricordo nemmeno da quanto tempo ho questo libro, probabilmente da una quindicina di anni, probabilmente l’ho preso in quegli stessi anni in cui ero innamorata di questa canzone. Ma di sicuro l’ho comperato alla libreria Rinascita di Verona (ormai chiusa…sob…) poco dopo aver trovato l’Alice nel paese delle meraviglie (vedi libro della settimana 10/01/2011-16/01/2011) con cui ho conosciuto l’illustratore vittoriano Arthur Rackham e il suo mondo fatato, malinconico e sottilmente inquietante. So però che questo libro mi ha accompagnata per tanti anni, l’ho letto e riletto ad ogni età con occhi diversi, soffermandomi su passaggi differenti. So che è un libro che ho regalato e consigliato ad alcune persone per me importanti. E so che non mi stancherò mai di leggerlo -anche ora che le pagine sono un po’ingiallite- e di perdermi nella solitaria magia di queste illustrazioni.

13/02/2012-19/02/2012

Nelle mie mani: edizioni Topipittori, 2009

Mi piace: il rapporto tra testo e illustrazioni

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Tu a scuola sul quaderno avresti scritto che il cuore a volte è come un serbatoio secco”

La mia storia: ho comperato questo libro sul finire dello scorso anno in una bella e fornita libreria, soffocata in un’orribile zona di centri commerciali. Ero lì in quei giorni perché, purtroppo, la libreria era in chiusura e stava svendendo e scontando moltissimi titoli. Anche se sono riuscita a comperare molti testi – tra cui quest’unico illustrato- non è stato un bel momento… mi sono sentita un po’un’avvoltoio che si aggirava tra gli scaffali semivuoti e mi ha intristita scoprire che commessi e librai lavoravano senza riscaldamento in pieno inverno da più di qualche giorno. Una volta tornata a casa ho sistemato i nuovi acquisti sul mio sgabello dei libri da iniziare: in questo mese ho letto molto e Mister P non l’avevo ancora guardato. Fino a stasera. Una volta finito ho pensato che è stato bello invece comprarlo proprio in quella libreria: c’è l’attesa di un ritorno nel testo di questo libro e pare che quella libreria forse riapra in un’altra zona della città. Io aspetto.

30/01/2012-05/02/2012

Nelle mie mani: edizioni Oqo Editora, 2007

Mi piace: l’uso del colore, com’è dosato in ogni tavola

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “El viejo pensò que las riquezas no valian nada si la mujer se moria de pena”

La mia storia: questo non è il libro della settimana. E’ il libro di oggi. Sono tornata a casa dal lavoro un’ora e mezza fa e davanti alla porta ho trovato un pacco con il logo di una nota compagnia di e-commerce: io però non ho ordinato nulla recentemente e ho pensato che fosse un ordine di libri fotografici per Francesco. Nell’appoggiare il pacco sul tavolo della cucina ho visto che sull’etichetta del destinatario c’era scritto il mio nome. Il mio nome? Che strano… allora ho aperto la scatola e ho trovato due bei pacchi regalo rossi, su ognuno dei pacchi un biglietto… Che meraviglia! E’ stato un regalo di non-compleanno o meglio, un regalo di compleanno tardivo e inaspettato: per questo mi ha ancor più sorpresa e mi ha reso felice. Ed Elena, la mittente di questa magia, mi ha proprio lasciata a bocca aperta… complice il fatto che, qualche giorno fa, con una compagna del corso di illustrazione si parlava di quanto ci piacciano il modo di lavorare e le atmosfere surreali di Gabriel Pacheco. Una felice coincidenza a cui ho pensato nel leggere il libro, che ancora non avevo. Nella scatola c’era anche un secondo libro… ma questa è un’altra storia!

23/01/2012-29/01/2012

Nelle mie mani: edizioni RCS Libri, 1994

Mi piace: il racconto “I piccoli di Gashlycrumb”

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Per difender gli oggetti di cui si invaghiva, li buttava nel lago e lì tutto svaniva”

La mia storia: è raro che per il mio compleanno riceva regali inutili: i miei amici mi conoscono (o forse sono io ad essere davvero davvero prevedibile e banale) e sanno quanto ami leggere e quanto rasenti il patologico la mia affezione per i libri illustrati. Quest’anno sono stata fortunatissima: ho avuto in regalo degli ottimi titoli, tra cui questo preziosissimo libro fuori catalogo, che so essere stato cercato con pazienza. Appena l’ho avuto tra le mani mi sono subito incuriosita: nella mia somma ignoranza non avevo mai letto nulla di Edward Gorey e sono stata conquistata dalle atmosfere surreali e cupe delle illustrazioni e dai testi ricchi di nonsense (nota di merito al traduttore italiano, Giuliano Dego). La prima lettura mi ha stregata e poi ho riletto più volte L’ospite sgradito in questo mese: è impossibile allontanarsi del tutto da quel piccolo mondo di ombre, c’è qualcosa di magnetico che chiama e ti invita a ritornare.

16/01/2012-22/01/2012

Nelle mie mani: edizioni Kite, 2011

Mi piace: l’atmosfera di ogni singola tavola

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Ho imparato che rischiare può essere bello”

La mia storia: è stata una grande emozione avere tra le mani questo libro, toccarlo, annusare la carta che sapeva di nuovo. L’ho comperato all’incirca un mese fa, in un pomeriggio in cui la casa editrice aveva organizzato -nella sede dell’associazione in cui seguo i corsi di illustrazione- un incontro a base di te, pasticcini e libri. Ci tenevo ad avere Diverso destino perché è illustrato da Karen, la mia maestra. Prima della pubblicazione Karen ha sempre condiviso con gli allievi il suo lavoro, mostrando le tavole originali, le maquettes, le correzioni, raccontando le sue ispirazioni, parlando tanto delle sue certezze quanto delle sue difficoltà. E’ stato appassionante vederla all’opera per qualcosa in cui ha creduto tanto. Ed è stato generoso il suo aprirsi a noi allievi, in modo tale che potessimo capire quanto affascinante e complesso sia questo lavoro. Ora è bello avere questo libro: nuovo ma familiare…. lo leggo e avverto quella sensazione che sento in quegli incontri speciali, con alcune persone che ho l’impressione di conoscere da tempo dopo solo dieci minuti di chiacchiere.

02/01/2012-08/01/2012

Nelle mie mani: edizioni Coconino Press, 2011 (seconda edizione)

Mi piacciono: le tavole a pagina 114 e 115. Tutto quello che raccontano e tutto quel che ci vedo, in quel silenzio umido.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Sai cos’è peggio di partire? Ritornare. Dirsi che le tue esperienze le hai fatte ed è ora di tornare a casa. Trovare tutto come l’hai lasciato. Niente di cambiato tranne se stessi”

La mia storia: di questo libro mi ha parlato Ester in agosto, quando le ho chiesto di prepararmi una lista di libri a suo avviso imperdibili, per aiutarmi a colmare delle lacune in merito alla cultura del fumetto. Di Manuele Fior conoscevo solamente Signorina Else e nella lista dei libri suggeriti c’era Cinquemila chilometri al secondo. I mesi sono passati, di quella lista ho comperato un altro paio di titoli e poi mi son sempre fatta distrarre da altre immagini e altri bisogni di lettura. A fine ottobre ho conosciuto Anna, con cui ho condiviso due ore di chiacchiere belle e inaspettate su un treno fermo nel mezzo della Pianura Padana. Lei era di ritorno dal Lucca Comics e nel raccontarmi com’era andata, escono di nuovo il nome di Manuele Fior e il titolo di quel libro che non avevo ancora acquistato. Arriva gennaio e, mercoledì scorso, Fabiana -che mi fa sempre i regali di compleanno in ritardo- mi consegna un pacco con due libri. Uno dei due era proprio Cinquemila chilometri al secondo. L’ho letto trattenendo il fiato, immergendomi negli acquerelli e tornando in superficie emozionata e commossa. In quel momento avrei voluto chiedere alle tre persone che idealmente lego a questo libro cos’hanno sentito loro nello stomaco quando hanno chiuso l’ultima pagina.

28/11/2011-04/12/2011

Nelle mie mani: edizioni Donzelli Editore, 2011

Mi piacciono: le descrizioni di ogni bizzarro abito. E i copri-coda per tigri rugbiste.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Ho ancora davanti agli occhi le scene dei miei spettacoli preferiti del Royal Ballet dei Topi di Londra o del magnifico National Ballet dei Pinguini d’Islanda, entrati nell’abbiccì della danza dei ballerini di tutto il mondo”

La mia storia: questo doveva essere il libro della settimana scorsa, dato che l’ho comperato una decina di giorni fa. Purtroppo non ho avuto il tempo di scriverne, quindi lo faccio ora. Circa due settimane fa un amico libraio -che ha una piccola e fornitissima libreria che si trova esattamente di fianco al mio posto di lavoro- nell’incontrarmi mi ha detto: “Ho un nuovo libro… di un illustratore che ha creato dei vestiti per animali. Vedessi… c’è anche l’abito nuziale di un’anaconda”. Come resistere alla tentazione di vedere questo abito da sposa? Ovviamente dopo un paio di giorni sono passata in libreria per vederlo. Meraviglia: i guanti da Opera della Gru Coronata, la livrea da Piccione dell’Hotel Ritz di Parigi… che collezione affascinante! Che didascalie eleganti! Che abiti preziosi, fatti a mano dai sarti conigli della Bolivia. Ancor più ovviamente dopo altri due giorni l’ho comperato e ora sto cercando di capire come copiare il modello del copri coda per Tigri Rugbiste da far indossare al mio gatto quando facciamo la lotta.

14/11/2011-20/11/2011

Nelle mie mani: edizioni Kite, 2008

Mi piace: la storia. Meravigliosa. E la tavola sulle pagine 8 e 9

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “(…) mamma, come si fa a dire grazie con le mani?”

La mia storia: questo è l’ultimo ospite arrivato nella mia libreria: è qui da ieri mattina dopo che Karen (la mia pazientissima Maestra) lo ha portato -insieme a tanti altri libri- per mostrarlo a noi allieve durante la lezione. E’ stato un colpo di fulmine e ho dovuto prenderlo… insomma, un amore a prima vista mica lo lascio sfuggire così facilmente! Olivier Tallec è un illustratore che mi piace molto: per l’uso del colore, la rapidità del tratto, la matericità delle sue tavole. Qui le sue immagini accompagnano una storia forte e intensa che ci mette davanti alla paura del diverso e alla possibilità che abbiamo di fare quel gradino in più per superarla. Un percorso che richiede l’abbandono dei pregiudizi e un gran lavoro su se stessi. Nel leggerlo, pian piano, si svela la storia della Strega… mi si è stretto un po’lo stomaco dall’emozione: spiegatemi quindi perché avrei dovuto lasciar lì questo libro, non comperarlo e non metterlo nel mio ripiano riservato ai libri speciali “che tutti dovrebbero avere”.

07/11/2011-13/11/2011


Nelle mie mani: edizioni Kalandraka Editora, 2003

Mi piace: lo sguardo dei bambini sul loro mare, sul loro territorio. Lo sguardo dei bambini sul disastro ambientale.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “A lua é branca; o sol, amarelo; a herba, verde; e o mar… ¿de que cor é o mar?”

La mia storia: il 13 novembre 2002, la petroliera Prestige entra in avaria a largo di Fisterra in Galiza (Spagna) per poi inabissarsi dopo una settimana di agonia il 19 novembre. Prima del naufragio il cargo aveva già disperso oltre 40 mila tonnellate di fuel oil M-100, uno dei derivati più tossici del greggio: una velenosa marea negra che ha investito circa 500 chilometri di costa tra Vigo e La Coruña, distruggendo l’ambiente e l’economia di una tra le regioni più belle e più povere di Spagna. Nel maggio del 2003 (su invito di Simone e Carlo cha avrebbero realizzato un reportage fotografico e uno radiofonico) sono partita alla volta di Santiago de Compostela per poi andare verso la costa a lavorare come volontaria autonoma per la pulizia della costa, fermandomi un paio di settimane nel piccolo paese di Corcubion. Un periodo intenso, forse una tra le esperienze più forti mai vissute. I ricordi sono tanti: la manifestazione del 4 maggio, accompagnati da una pioggia incessante; le ore passate sotto il sole a togliere petrolio dalle rocce; le cene in cui in tante lingue diverse ognuno di noi cercava di proporre soluzioni al folle lavoro quotidiano; i materassi nel palazzetto dello sport; gli stivali da lavare; scoprire la storia di Man; la mail disperata mandata ai miei amici che poi è stata pubblicata da diversi siti (qui la versione pubblicata dal Corriere.it, anche se -ovviamente- una parte è stata cambiata. Qui una versione meno tagliata ma sempre con qualche parola che non ho scritto…); la frustrazione e poi la gioia per essere lì, in quel posto, in quel momento, con quelle persone. Questo libro l’ho comprato in una piccola libreria di Santiago, prima di partire per la Costa da Morte. E’ illustrato dai bambini di alcune scuole della costa: i disegni parlano di quel che è successo al loro mare. E’ un libro stupendo, anche se fa molto male.

A distanza di nove anni, l’ho letto ancora una volta e provo sempre le stesse emozioni, la stessa rabbia, la stessa indignazione. Che torneranno con la seconda marea negra: al momento, circa 30 mila tonnellate di petrolio rimangono inabissate. E prima o poi torneranno sulla Costa, così come tornerò anch’io.

31/10/2011-06/11/2011


Nelle mie mani: edizioni Kalandraka Italia, 2008

Mi piace: questa storia, perché riguarda un po’tutti

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Non si salutano mai… ed è un vero peccato”

La mia storia: tre anni fa vidi Cerca (il titolo originale) nella bellissima libreria dove normalmente faccio i miei acquisti quando mi trovo a Sevilla. Lo lessi e mi piacque subito, ma decisi di rimandare l’acquisto, perché avevo già speso più soldi del dovuto -come sempre- e perché avevo già troppo peso accumulato da aggiungere al mio bagaglio. Poi per qualche anno mi sono dimenticata (ingiustamente) di lui, fino a che non lo trovai alla fine dello scorso anno, nella sua traduzione italiana, sugli scaffali di una fornita libreria vicino a un centro commerciale tutto gialloeblu dove si possono mangiare le polpette con la marmellata di mirtilli rossi guardando il casello dell’autostrada. Per non perderlo un’altra volta lo comprai subito: per averlo vicino, leggerlo e ricordarmi del male che fanno i saluti non dati, i sorrisi negati e gli abbracci che si rimandano.

24/10/2011-30/10/2011

Nelle mie mani: edizioni Phaidon, 2009

Mi piace: la gran quantità di pulcette

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: ” Perché nel paese delle pulcette, come in tutti gli altri paesi del mondo, non si può scegliere: si nasce come si nasce, uno diverso dall’altro.”"

La mia storia: Questa volta si tratta solo di un acquisto compulsivo. Appena finita l’estate ho visto un allettante annuncio all’interno di una piccola libreria della mia città: si trattava di un’offerta “3×2″ sui libri per bambini e ragazzi, e questo è stato il libro che non ho pagato per averne comperati altri due. Wow! Che storia emozionante… Ma se la mia storia è scarna e fredda, al contrario quella delle pulcette, della loro festa, del loro confrontarsi, del loro riconoscersi e del loro accettarsi è una storia che scalda il cuore e aiuta ad aprire gli occhi.


10/10/2011-16/10/2011


Nelle mie mani: edizioni E/O, 2009

Mi piace: le conversazioni tra l’Anatra e la Morte

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: ” ‘Hai freddo?’ domandò l’Anatra. ‘Vuoi che ti scaldi?’. Una proposta del genere non gliel’aveva ancora fatta nessuno”

La mia storia: ho scelto questo come libro della settimana giusto perché oggi ho suggerito a un caro amico di comprarlo. Di leggerlo. E poi di leggerlo ai suoi figli -che ora sono ancora piccini- tra qualche anno. Spero davvero che lo faccia. Ho conosciuto questo libro di Elbruch grazie a Sara che, in un giorno di agosto, durante la settimana trascorsa all’Accademia di Belle Arti di Macerata, davanti ad uno scaffale della libreria lo indicò a me e ad Ester. Dopo averlo letto ed esserci commosse lì, sui divanetti della libreria, non ho esitato a prenderlo. Un libro esile, sottile sottile. Sono sedici pagine in tutto. Ma non fatevi ingannare: in uno “spazio” così ristretto è contenuto più di quel che potete immaginare. Più di quello che il cuore può reggere e i pensieri sopportare. C’è poesia, c’è realtà, c’è tenerezza, c’è ineluttabilità. Forse proprio quello che mi incanta e che fa appannare gli occhi un istante, ogni volta che finisco di leggerlo, è che in queste poche pagine c’è davvero tutta la vita dentro.

03/10/2011-09/10/2011


Nelle mie mani: edizioni Logos, 2011

Mi piace: l’idea di una fiaba contemporanea che racconti quante cose buone si possano rovinare con l’egoismo

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “(…) pare ancora di udire le girda di un uomo atterrito dal suo stesso sognare”

La mia storia: è la storia di un regalo che la mia amica Capitaine Rupert mi ha fatto due settimane fa. Ci siamo date appuntamento a Bologna dopo circa quattro anni passati senza vederci: l’idea è stata quella di andare insieme a seguire la presentazione dell’ultimo libro di Ana Juan. Arrivando da due punti diversi della Pianura Padana ci siamo trovate lì quel sabato, all’ora di pranzo: che poi non è stato un pranzo vero e proprio ma un intenso pomeriggio di birra e chiacchiere. Capitaine mi ha regalato dei pastelli a cera. Io le ho regalato un libro. Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto la libreria del centro in cui si teneva l’incontro con l’autrice. Lì abbiamo incontrato Wero, un’amica arrivata da poco a Bologna. Insieme -come tre vere piccole fans- ci siamo messe in coda per avere un autografo di Ana sui nostri libri. Io ho preso da uno scaffale “L’isola” per comprarlo, ma ho preferito farmi autografare solo il suo “Frida” che avevo portato con me. Un libro a cui sono molto affezionata. Arrivate in cassa per pagare i nostri acquisti, con una mossa molto molto lesta Capitaine Rupert riesce a pagare il mio libro… non ho potuto impedirlo, è stata più veloce di me…insomma, sarà pure Capitano per qualcosa! Dopo questo inaspettato regalo il giorno ha ceduto il passo alla sera, e abbiamo passato delle bellissime ore nel cortile di un vecchio bar di Bologna. Noi tre. Ubriache di mille racconti.

08/08/2011-14/08/2011


Nelle mie mani: edizioni Topipittori, 2011

Mi piacciono: la delicatezza e l’intensità che impregnano ogni tavola

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “La spiaggia era deserta. Elisa era completamente sola ma non sentiva la solitudine perché il mare con i suoi mutamenti le faceva compagnia”

La mia storia: Insieme a La regina della neve, questa è la fiaba di Andersen che preferisco. Sapevo che avrei comperato il libro in un’occasione speciale ed è da mesi che rimando il suo acquisto anche se l’ho sfogliato più e più volte in libreria, finendo per innamorarmene. L’occasione è arrivata mercoledì scorso in una piccola ma fornita libreria, insieme alle mie compagne di appartamento di quest’esperienza a Macerata. Il giorno seguente ho portato con me il libro in accademia per chiedere a Joanna di autografarlo. Lo so, fa un po’ piccoli fans però… quando mi ricapiterà di fare un corso con una delle mie artiste preferite, che ha illustrato una delle mie storie preferite? Il libro mi è ritornato il venerdì, non solo con un autografo ma con una bella dedica e un dettaglio che Joanna ha aggiunto disegnando a matita sul personaggio stampato sul risguardo. La cosa incredibile è che il disegno (oltre a mimetizzarsi benissimo) era proprio uno dei miei elementi preferiti all’interno del libro. Lo stesso è successo ad Ester che, sulla sua copia de Il signor nessuno, ha trovato un bellissimo disegno che -guarda un po’- era proprio una delle immagini che più avevano attirato la sua attenzione. Abbiamo avuto l’impressione di essere state capite o -quantomeno- che Joanna avesse visto qualcosa di noi in quei giorni. Giorni che sono stati davvero il momento giusto per comperare questo libro. Non poteva essere altrimenti.

04/07/2011-10/07/2011

Nelle mie mani: edizioni Zoo Libri, 2009

Mi piace: l’idea che tutto mi piace di questo libro

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Enrico scoprì che adorava leggere”

La mia storia: ho conosciuto questa chicca grazie a Karen che -ad ogni lezione- porta in aula una serie di libri che noi possiamo sfogliare, osservare, studiare, leggere, imparare ad amare. L’inverno dello scorso anno portò anche questo libro che segnò il mio primo incontro con l’arte di Oliver Jeffers, illustratore di cui ora sono perdutamente innamorata. Se volete conoscere un po’meglio l’autore, vi consiglio di guardare questo buffo video. Tornando a noi: dopo aver letto il libro in classe, averlo sfogliato almeno cinquanta volte e aver pensato che fosse semplicemente perfetto dalla prima alla quarta di copertina, ho deciso che lo avrei avuto anch’io. L’ho cercato per una settimana in tutte le librerie della città ma nessuno lo aveva e avrebbero dovuto ordinarlo. Avrei dovuto aspettare un po’ di tempo. E non avevo voglia di comperarlo attraverso Internet. Certi acquisti preferisco farli nel mondo reale. Durante quel fine settimana, in una passeggiata a Venezia con Francesco, avvisto L’incredibile bimbo mangia libri nella vetrina di una vecchia libreria in sestriere San Marco. Entriamo, lo compro e me lo faccio impacchettare come fosse un regalo, con tanto di etichetta per coprire il prezzo. Poi usciamo e al primo bar, insieme ad un bicchiere di vino, lo leggiamo e -io una volta ancora e Francesco per la prima volta- rimaniamo a bocca aperta… come se volessimo addentare il libro, anche se l’avviso in copertina recita “siete pregati di non provare a mangiare questo libro a casa“. Beh, noi eravamo al bar.

27/06/2011-03/07/2011

Nelle mie mani: edizioni Black Velvet, 2009

Mi piace: la sensazione che si ha di essere lì, nell’acqua. Dove tutto affiora, dove tutto scompare.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Che cosa mi hai detto sott’acqua?”

La mia storia: Va bene, non è un album illustrato propriamente detto ma una graphic novel. Però anche di quelle vivo. Un paio di anni fa ho trovato recensito questo libro, uscito da poco, sulla rivista Animals: una recensione che mi ha convinta subito all’acquisto… maledetti… Quindi il giorno dopo sono andata immediatamente in una libreria di fumetti della mia città e l’ho preso senza nemmeno sfogliarlo un po’, pronta per tornare a casa a leggere. Così è stato: il tempo di ritornare sui miei passi, mettere la bici in garage, salire le scale, aprire la porta, sedermi sul divano, tenerlo stretto in mano e leggerlo d’un fiato (pur presa dalla foga, la porta di casa l’ho chiusa). Incatenata alla narrazione. Schiacciata dall’apnea. Immersa nell’azzurropiscina. Per scoprire alla fine che, il gusto del cloro, è anche il sapore delle cose che si dicono senza parlare, delle frasi incompiute e di tutto quello che si può capire stando attenti al silenzio.

20/06/2011-26/06/2011

Nelle mie mani: edizioni Oqo Editora, 2008

Mi piace: la calma piena di rumori sottili che attraversa le pagine di questo libro

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “solo estando sola escucho los secretos de los dibujos; y, si estan tristes, los coloreo”

La mia storia: in realtà non conosco bene la storia di questo libro. Posso solo dire che lo cercavo da tempo -senza sapere di cosa si trattasse- perché mi piace molto come lavora Chiara Fatti (qui una galleria che espone alcune sue tavole). Posso solo dire che, qualche anno fa,  ho chiesto a un amico che abita a Barcelona di comprarmelo qualora lo avesse trovato. Alla fine Soledades è arrivato. Insieme ad un altro libro, che non avevo richiesto (vedi consiglio di lettura 28/02/2011). Posso solo dire che dentro ci ho trovato due segnalibri della libreria La Central, quindi so che da lì viene. Ma non so su che scaffale fosse, se il giorno in cui è stato acquistato il cielo fosse azzurro e limpido o se invece fosse pieno di nubi, se era mattina o pomeriggio, se sia stato letto prima di arrivare nelle mie mani, se in aereo ha viaggiato in un bagaglio a mano o in uno da stiva. Chi lo sa. Io non posso raccontare questa storia. Potrei raccontarvi invece di cosa parla questo libro. Ma sarebbe bello che lo trovaste anche voi, in un modo o nell’altro. Per perdervi un po’in queste piccole, preziose e necessarie solitudini.

13/06/2011-19/06/2011

Nelle mie mani: edizioni Thule, 2010

Mi piace: da morire il titolo. e l’idea che per tutto (o quasi) ci sia una ricetta

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Una vez al mes, como si fuera una alfombra, airear al yo: mascota inclasificable que vive dentro de los humanos”

La mia storia: parte di questa storia la trovate nel consiglio di lettura del 28 marzo 2011: il libro viene direttamente dallo stand di Thule ediciones, stand piccolo e accogliente che in chiusura di Bologna Children’s Book Fair mi ha sorpresa e mi ha dato l’opportunità di comperare due libri della stessa illustratrice, tra loro molto diversi ma ugualmente pieni di meraviglia. In genere sono attratta dai libri di cucina, anche se a far da mangiare sono proprio scarsa. Mi piace guardare le figure con l’acquolina in bocca e pensare quanto starebbe bene quel piatto sulla mia tavola. Mi piace leggere l’ordine di lavorazione degli ingredienti. Mi piace il suono di parole come “mescolare”, “ebollizione”, “impasto”. Mi piace l’idea della trasformazione di più cose in una sola. Mi sono fatta tentare quindi da questo libro per il titolo, cercando di capire a cosa potessero dare origine la pioggia e lo zucchero. Ed ecco che, sfogliando il libro, scopro la ricetta per perdere la paura e quella per essere felice (che prevede tra gli ingredienti “darsi baci sulle braccia”). Ma anche la ricetta per non sentirsi colpevoli (il primo passo da fare è “trasformare la colpa in un errore”) e quella per combattere la pigrizia. E alla luce di tutto questo è da due mesi che non riesco a trovare una collocazione a Recetas de lluvia y azucar nella mia libreria… non so se metterlo insieme ai libri illustrati, ai libri di cucina o a quelli di poesia.

23/05/2011-29/05/2011


Nelle mie mani: editions Thierry Magnier, 2009

Mi piace: il punto di vista del narratore. Che è una foresta.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Lui qui voulait seulement s’approcher du coeur de sa belle princesse, il allait mourir dans ce vacarme atroce et dans son propre bois, envahi par des hommes qui, en dépit de leur richesse, leurs belles manières et leur élégance, étaient en fait de vrais sauvages…”

La mia storia: ho trovato questo libro un paio di anni fa (praticamente era appena uscito) a una banco di libri usati nella piazzetta dove si affaccia la facoltà di Lettere e filosofia. Chissà cosa ci faceva su quella bancarella. L’unico libro illustrato. Non l’ho lasciato lì: un libro nuovo nuovo a un prezzo davvero ridicolo. L’ho preso di getto, senza nemmeno sfogliarlo e leggere due righe ma qualcosa mi diceva che mi sarebbe piaciuto. E alla fine sì, è andata proprio così. La trama non ve la racconto, ma mi aveva fatto venire in mente una bella frase di Gianni Rodari: “‎La balena non è un pesce, il pipistrello non è un uccello; e certa gente, chissà perché, pare umana e non lo è”. E oggi, giornata in cui non troppo lontano da dove mi trovo sono accadute cose davvero insopportabili, mi sono ritrovata a leggere di nuovo la storia di questo lupo. E a pensare che ci sono persone che non sono persone, persone più feroci di fiere e che esiste una violenza che non si può controllare ma davanti alla quale ci si può indignare e contro cui si può far sentire la propria voce. Il sussurro di una foresta può essere davvero potente.

01/05/2011-08/05/2011

Nelle mie mani: edizioni Einaudi ragazzi, 2010

Mi piace: il fatto che leggendolo, ho sentito tante idee scontrarsi, incontrarsi, mettersi in movimento nella mia testa

Le frasi per cui mi sono innamorata di questo libro: Tutti gli usi della parola a tutti mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”; “E l’utopia non è meno educativa dello spirito critico. Basta trasferirla dal mondo dell’intelligenza (…) a quello della volontà (…)”

La mia storia: l’altro ieri sono andata in libreria per questo interessante incontro. C’era un bel clima: bambini e genitori che li hanno accompagnati, adulti appassionati di letteratura per l’infanzia o illustrazione. Il tema dell’incontro era -più o meno- “Da dove vengono le storie?”. In questo momento, per una ricerca personale, sto provando a districare le idee e inventare storie nuove da mettere in immagini, ma non è cosa facile. Almeno per me. Ho sciolto un po’ di pensieri grazie ad alcune illuminanti affermazioni di Beatrice Masini ma soprattutto grazie a una spigliata partecipante all’incontro (poteva avere dieci anni al massimo). Questa bimba, con una padronanza lessicale incredibile e una curiosità che l’agitava tutta, ha detto cose come (riporto con testuali parole): “Se tutta la gente si fermasse almeno tre minuti a guardare le cose di tutti i giorni, ci sarebbero più storie” o “Io d’estate vado in Emilia Romagna. C’è una natura stupenda: i campi, gli alberi, i fiori. Osservo tutte le piante poi quando torno a casa ho un mio libro dove scrivo storie a partire dalle piante che ho visto” e ancora (il che mi ha lasciata di stucco) “Cosa succede se un editore pubblica un libro che poi non piace ai lettori? E se invece il libro non piace all’editore ma poi ai lettori piace?”. Io volevo abbracciarla questa bambina. O stringerle la mano, ringraziarla e farle i complimenti. Carica di entusiasmo, a incontro finito ho curiosato un po’ tra gli scaffali e ho trovato questo libro. Non è un libro illustrato, lo so. Ma contiene più immagini di quel che potete pensare. Con grande passione e meraviglia -grazie a mia madre- sin da piccola ho letto e amato molto Gianni Rodari. Grammatica della fantasia però mancava alle mie letture… L’ho già finito. E ora non manca più.

25/04/2011-30/04/2011

Nelle mie mani: edizioni Arka, 2004

Mi piace: la storia che racconta. che ci riguarda un po’tutti

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Certi fili si chiamano legami. Sono invisibili ma molto tenaci. Le strade sono fili che uniscono le persone. Ci sono fili che è bello seguire per scoprire che cosa c’è fino in fondo”.

La mia storia: è la storia di un libro che non è più sui miei scaffali, ora infatti immagino sia nella libreria di un’amica a cui l’ho regalato lunedì scorso. O sul suo comodino. Questo libro era proprio per lei, per festeggiare in ritardo di mesi e mesi il suo compleanno. Capita che ci siano persone con cui cresci, con cui fai le versioni di latino e le ripetizioni di matematica, con cui fai le vacanze in autostop e con cui mangi fichi d’india lungo strade polverose, persone con cui condividi casa letto e colazioni per anni, persone che sanno tutto di te e che sai capire con un solo sguardo. Poi passano gli anni e arrivano altre città in cui vivere, per gli affetti o il lavoro o la voglia di cambiare o -semplicemente- perché la vita segue altre curve. E ci si allontana. Le nottate in pigiama passate a raccontarsi, fumare e bere tisane si trasformano in sms densi di troppe parole da dire. Le serate tornando a casa sbronze, sorreggendosi ridendo e facendo elenchi delle cose che ami si trasformano in annuali occasioni frettolose in cui si bevono due birre e si è contente così. I giorni di parole sono diventati mesi di silenzio. Lo si sapeva. La vita segue altre curve. Ma il tempo e i chilometri non recidono il filo della sorellanza. Che ancora, robusto, ci unisce.

18/04/2011-24/04/2011

Nelle mie mani: edizioni Orecchio Acerbo, marzo 2009

Mi piace: l’apertura a fisarmonica delle 24 pagine. il fronte colaratissimo, il retro sui toni del grigio.

Le frasi per cui mi sono innamorata di questo libro: “Paradosso dell’amore: quando si sveglia vien voglia agli amanti di sdraiarsi. Sei ancora in piedi?”; “Cammino coi tuoi piedi verso me e in te io sono”

La mia storia: esattamente come Hansel e Gretel, questo libro fa parte di una serie acquistata in occasione di una promozione dell’editore. Ho comperato L’amore t’attende per quattro motivi: non conoscevo proprio questo albo, di Fabian Negrin -pur avendo letto molti suoi libri- ancora non avevo niente, il titolo mi ha mosso qualche farfalla nella pancia e tutto quel rosso in copertina mi ha attratta. Una storia che non ha niente di speciale, un acquisto a scatola chiusa. Ad essere speciale è il libro: si apre in lunghezza per quasi tre metri di colori vivi e poesia pura che insieme si uniscono per raccontare l’incontro di due corpi nudi che si toccano con una sola mano. Non lo so, sarà forse la primavera, ma quando distendo questo libro sul pavimento, lo apro bene e lo guardo con attenzione, è come se le due figure si animassero e riconoscessi la loro curiosità di scoprirsi, il loro desiderio, la loro ingenua tenerezza. E un po’mi tremano le gambe e le farfalle nella pancia si muovono più forte.

03/04/2011-10/04/2011

Nelle mie mani: edizioni Orecchio Acerbo, gennaio 2010

Mi piace: l’uso dell’inchiostro e la maestria di Mattotti nella gestione della luce (e delle ombre)

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Con che gioia si saltarono al collo e quante capriole, e quante volte si abbracciarono! Ora non c’era più nulla da temere, e così entrarono nella stanza della strega”

La mia storia: pur conoscendolo a memoria dopo averlo sfogliato almeno una cinquantina di volte in libreria, ho comperato questo libro solamente il mese scorso grazie a una promozione dell’editore (una vera manna per gli appassionati-collezionisti-maniaci come me). Niente racconti meravigliosi stavolta -lo so- solo un altro acquisto dettato dal desiderio. Sarò un po’spocchiosa ma personalmente non sopporto la frase: “Ma non è adatto ai bambini!” spesso detta in merito a libri come questo. Forse ci hanno abituati a pensare che un bambino può godere di un libro illustrato solo se ci trova colori vivaci, forme morbide, sorrisi, gote rosse, bionde trecce gli occhi azzurri e poi… Adesso però alzi la mano chi non si è mai nascosto in uno sgabuzzino al buio o in uno scatolone per vedere l’effetto che fa, chi non ha mai fatto una corsa a letto dopo aver spento la luce con l’interruttore dall’altra parte della stanza o chi ancora non si è mai tuffato da una scogliera o da un trampolino che si credeva alto alto. Per esorcizzare le proprie paure bisogna conoscerle. O avere il coraggio di vederle. Credo sia meglio sapere che i pericoli esistono -e si possono affrontare- piuttosto che crescere in una campana di vetro e andare in pezzi alla prima difficoltà. Lo diceva pure Schiller: “C’è un significato più profondo nelle fiabe che mi furono narrate nella mia infanzia che nella verità qual è insegnata dalla vita”. Questo è quello che ci insegna il nero inchiostro di questo capolavoro di Mattotti. E poi, perché negarsi il sentire passeggiare quelle formiche nello stomaco dopo che i piedi si sono staccati dagli scogli e si sta per arrivare in acqua? O quando, finalmente, qualcuno accende la luce?

28/03/2011-02/04/2011


Nelle mie mani: edizioni Thule Ediciones, marzo 2011

Mi piace: tutti i blu che ci sono in queste illustrazioni. le due pagine di disegni di don Jaime. l’odore familiare di colori ad olio e acquaragia che mi evoca questo libro.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Una tarde, le dije: -Me dejas un poco de verde y de marron? me gustaria pintar un arbol-. -Observa un arbol durante media hora y escribe en un papel cada color que descubras en el- me respondiò. Recuerdo bien su alegria (y la mia) mientras me ponia cuidadosamente sobre un plato una muestra de cada uno de los tubos de pintura de su caja. Fue mi primera paleta”.

La mia storia: sapevo che sarei andata sul sicuro comperando un libro di Monica Gutierrez Serna, del cui lavoro e della cui sensibilità mi ero già innamorata a prima vista con De otra manera. El mar… l’ho comperato ieri, direttamente allo stand dell’editore durante la chiusura della Bologna Children’s book fair. Mi sono avvicinata al libro inizialmente perché desideravo avere un altro albo illustrato da questa artista, poi perché attratta dalla copertina e dopo ancora per la storia  raccontata con grande sensibilità artistica e narrativa. Ho letto il libro in treno, tornando dalla fiera. E’ Monica stessa a raccontarsi o meglio, a raccontare le passeggiate che ha fatto in passato con nonno Jaime, le scoperte fatte con lui e la passione per l’arte che il nonno -disegnatore e pittore a sua volta- le ha trasmesso facendola giocare con i suoi colori. Tutto questo mi è suonato familiare: le passeggiate, il contatto con la natura, il pane ai gabbiani, i tubetti di colore sporchi e spiaccicati, le prime tavolozze… così familiare che per un momento mi è sembrato di essere la bambina disegnata nel libro e che don Jaime fosse il mio amato nonno Toni. Alla fine, l’autrice dedica il libro a suo nonno, alle persone che hanno goduto della sua compagnia o di quella di persone come lui. Ho chiuso il libro, tirato un gran sospiro e qualche lacrima è uscita, in mezzo alla confusione della carrozza di seconda classe.


21/03/2011-27/03/2011

Nelle mie mani: edizioni Lapis, 2005 (prima ristampa 2007)

Mi piace: la sensazione che lascia addosso questo libro quando si finisce di leggerlo

Le frasi per cui mi sono innamorata di questo libro: “Il bambino vide i potenti riempirsi la pancia e fare grandi discorsi, dettare ordini e leggi. Qualcuno dovrebbe aprire i loro occhi, disse tra sé. O cacciarli via”

“Il bambino vide le lacrime. Forse un giorno impareremo gli abbracci, a non avere paura dei baci, disse tra sé. Impareremo a dire ti amo, anche senza averlo mai udito”

La mia storia: un libro che non mi stanco di leggere, questo di Olivier Tallec e Thierry Lenain, e che fa pensare che le cose possono cambiare se solo lo si vuole. Non a caso lo inserisco oggi nella Libreria dei Testoni: voglio dedicarlo ad Anita, che è nata nella sera di ieri, in questo inizio di primavera. E lo dedico ai suoi genitori (anche se devo ancora abituarmi all’idea di chiamarli così). Così come l’ho dedicato a Coltrane quando, prima che nascesse, l’ho regalato alla sua mamma in una bella serata estiva. Così come qualche autunno fa avrei voluto spedirlo ad un amico. Ma non ci sono riuscita e il mio regalo è stato consigliargli di comperarlo. Chissà se poi lo ha mai trovato. Così come me lo sono dedicato quando l’ho preso tre anni fa, in un inverno in cui avevo bisogno di rinascere.

14/03/2011-20/03/2011


Nelle mie mani: edizioni Laberinto de las Artes, 2008

Mi piace: l’interpretazione che Elena Odriozola ha dato delle parole di Julio Cortazar

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: ” (…) ya va a caer y no se cae, todavia no se cae. Està prendida con todas las uñas, no quiere caer y se la ve que se agarra con los dientes (…)”

La mia storia: settembre 2010, Sevilla. In uno di quegli orari indefinibili tra la notte e la mattina, passo con alcuni amici davanti a quella che è ormai la mia libreria di riferimento in città. Mi fermo alla vetrina, per capire quali libri avrei potuto comperare e quanti soldi mettere da parte, nel frattempo gli amici in questione mi prendono un po’in giro perché mi sono fermata a guardare un negozio per bambini e mi dicono: “ma come fanno a piacerti libri che non hanno parole?”. Qualche giorno dopo torno alla libreria, stavolta in un orario decente. Di Elena Odriozola avevo già una versione illustrata di Oda a una estrella di Neruda e mi ha affascinata il fatto che si fosse cimentata a tradurre in immagini un’altra poesia. Quindi acquisto, esco e vado al solito bar per leggere i miei libri nuovi bevendo una birretta. Lì -manco a dirlo- incontro uno degli amici che qualche sera prima mi aveva derisa. Prendo dalla borsa questo libro, glielo porgo, gli chiedo di leggerlo e di dirmi che ne pensa. “Come fa con così pochi colori a dire tante cose?”, “Le parole sono bellissime”, “Ma non è la storia di un temporale”, “Guarda qui! gli occhi di lei si riempiono di lacrime. Sono quelle le gocce”, “Ma non è un libro per bambini!”. Questo è quello che il mio amico mi ha detto. E io quella birra me la sono proprio gustata.

07/03/2011-13/03/2011

Nelle mie mani: edizioni Modo Infoshop, 2010

Mi piace: l’idea alla base di questo libro. e  tutte le illustrazioni, tutte!

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Io e tua madre ti avremmo voluto biologo di grande fama, fisico o ingegnere, ma inventore di animali… e nonostante ciò ti vogliamo bene lo stesso!”

La mia storia: sabato scorso io e Francesco siamo stati a Bologna per visitare il festival BilBolBul. Che meraviglia! Ogni anno tantissimi stimoli e mostre bellissime… Finito l’incontro con Bastien Vives, che presentava il suo ultimo lavoro pubblicato in Italia, abbiamo fatto un giro in Sala Borsa alla ricerca di qualche bel volume o fanzine da acquistare. Al primo banco ho subito visto la copertina color crema di questo libro. Si tratta di una raccolta di disegni dell’artista realizzati da bambino nel 1985 (è lui il “Leonardo” di cui vedete il nome sulla copertina) e poi reinterpretati da se stesso (Ericailcane -il suo pseudonimo- a mio avviso uno degli artisti più interessanti al momento) a distanza di vent’anni. Le uniche parole del libro sono in apertura: una bellissima lettera del padre che racconta con gli occhi di un genitore la passione del figlio per il disegno e le esperienze che hanno reso possibile lo sviluppo della sua arte, sin da piccolo. Se siete curiosissimi, qui potete vedere il booktrailer del libro più testone che c’è! Un bestiario ingenuo e allucinato che invoglia a riprendere il contatto con il bambino che -sono certa- tutti abbiamo dentro.

28/02/2011-06/03/2011

Nelle mie mani: edizioni Mongolfiera Libros, 2008

Mi piace: la tavola di Chiara Fatti in cui Cappuccetto indica la cacca di lupo

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: questo libro è di poche parole

La mia storia: è una sorpresa. Da tempo andavo cercando Soledades un libro di Chiara Fatti senza essere in grado di trovarlo, quindi chiesi a un amico che vive a Barcellona se avesse potuto cercarlo per me. Poi si sa… passano i giorni, passano i mesi. E ci si può dimenticare di alcune cose. Al primo ritorno in città dell’amico, ci incontriamo in centro per un caffè (o era una birra?) ed io, a mani vuote, mi ritrovo ad accettare due regali: non solo il libro che cercavo ma anche Capuz. Un libriccino in cui tre illustratrici modellano con le loro diverse sensibilità il personaggio di Cappuccetto Rosso, uno dei miei soggetti preferiti da disegnare, schizzare, stravolgere, reinterpretare! Che gioia, mi sento sempre felice come una bambina davanti a questi gesti e quando davanti a un regalo mi chiedo: “Ma come avrà fatto ad azzeccarlo?”. E poi mi rispondo da sola, sapendo che sono le persone che mi conoscono meglio quelle che sono in grado di stupirmi.

21/02/2011-27/02/2011

Nelle mie mani: edizioni Donzelli Editore, 2008

Mi piace: la tavola in cui Cyrano è di profilo e guarda la cavalletta appoggiata sull’elsa della sua katana

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “La guerra è tremenda. La guerra è morte, la guerra è odio, la guerra è paura, la guerra è lacrime, la guerra è rumore. In effetti la guerra è talmente rumorosa, che quelli che la fanno diventano completamente sordi. Non sentono più nemmeno i bambini che piangono”

La mia storia: non è una storia romantica. Non è la storia di un regalo, né di un libro desiderato a lungo. Più semplicemente -un paio di anni fa- bighellonando in una grande libreria della città, sono capitata nello sguarnito settore di illustrazione per l’infanzia e ho visto il titolo Cyrano svettare sul resto dei libri mal esposti. Il mio cuore di pastafrolla si è immediatamente sgretolato al solo pensiero di una versione illustrata della novella di Rostand: prendo il libro e scopro che è illustrato da Rebecca Dautremer (di cui avrò modo di parlare a lungo) e scritto da Tai-Marc Le Thahn (che è suo marito, questo sì che è davvero romantico…). Il libro è meraviglioso: come può essere meraviglioso il rosso della Dautremer, come possono essere meravigliose le sue prospettive inusuali e la poesia che esprimono i suoi personaggi. Ma la cosa che forse preferisco è l’ambientazione: la Francia degli spadaccini scompare per lasciare posto al Giappone dei samurai. Ed è bello così, perché -forse- le grandi storie d’amore non hanno confini.

14/02/2011-20/02/2011

Nelle mie mani: edizioni Corraini Editore, ristampa 2008

Mi piace: la sequenza di veline finali in cui si torna a casa attraversando il parco

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “D’inverno la natura dorme e quando sogna appare la nebbia. Camminare dentro la nebbia è come curiosare nel sogno della natura”

La mia storia: ricordo bene quando ho avuto questo libro tra le mie mani. Era il mio compelanno di due anni fa, in cui gli amici mi regalarono colori e vestiti con i gatti e libri con tante immagini: regali che avrebbero fatto felice una bambina. Nella nebbia di Milano è arrivato da parte di una coppia di amici belli che all’epoca viveva proprio lì. E non so se lo sapessero ma a me la nebbia piace: spesso può risultare fastidiosa ma ci si può vedere quel che si vuole. E ci si può anche non vedere nulla per davvero. Ed è quello che ho ritrovato nel libro di Munari, con i suoi giochi e stimoli, con i suoi colori e le sue trasparenze. E’ bello pensare che un libro edito per la prima volta nel 1968, a distanza di tanti anni abbia ancora tanto da raccontare e da far scoprire. Che si abbiano otto anni o trenta.

07/02/2011-13/02/2011

Nelle mie mani: edizione Logos, 2010

Mi piace: la tavola a pagina 119. la tavola a pagina 195.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Giocavamo agli adulti senza essere adulti. L’amore ci prese in giro, non conoscevamo le regole del gioco. E perdemmo la prima battaglia”

La mia storia: ero indecisa su cosa inserire nella libreria dei Testoni questa settimana. Il libro che avevo scelto per la settimana scorsa (ahimé, non sono riuscita ad aggiornare la pagina) o quello che avevo in mente per questa? Alla fine, i proverbi hanno spesso ragione, quindi: tra i due litiganti il terzo gode. È arrivato ieri questo capolavoro che ho ordinato in Internet, dopo qualche mese in cui il titolo campeggiava tra i primi posti della mia lista dei desideri. Ana Juan ha scritto testi simili a frecce: per la loro velocità, la capacità di lasciare il segno o di aprire fertite e di farti sentire il sangue che scorre. Sono undici racconti -illustrati da opere d’arte- che non hanno la presunzione di spiegare l’amore ma mostrano scintille e sensazioni, sguardi e telepatie, vibrazioni e malinconie. Per i curiosi, qui c’è il booktrailer. Amore fedele, amore settimanale, amore volatile, amore finale, amore diverso, amore lontano, amore dormiente, amore orgoglioso, amore effimero, amore sconosciuto, il primo amore. Dopo aver chiuso il libro, e aver sospirato, ho passato la sera a chiedermi quali di questi amori ho vissuto. E quali ancora vivrò.

24/01/2011-30/01/2011

mara cerri

Nelle mie mani: edizione Fatatrac, 2004

Mi piace: la tavola in cui Mara e le sue sorelle fuggono dalla crinolina-gabbia della madre e mettono le ali per andare lontano. O anche solo per andare.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: Il nostro corpo è composto in gran parte di acqua! È vero: io la sento, davanti al mare agitato, quella mia parte che vuole partecipare”

La mia storia: è una storia semplice, in cui ci si può riconoscere. O meglio, so che tanti riconosceranno lo stesso meccanismo, fatto di tentazione e dubbi: “Oh, che bello. Lo prendo. No dai, non è il momento. Sono venuta solo a guardare. Non devo comperare nulla. Ma è così bello. Non ne ho bisogno adesso. Quanti soldi ho nel portafogli? Aspetto il mese prossimo. Ma sì, dai. Lo prendo”. Ecco, è andata più o meno così in un pomeriggio dello scorso novembre, nella nuova libreria per ragazzi aperta da qualche mese in città in cui ero entrata solo per curiosare. Era la prima volta che andavo lì. Ma non ho saputo resistere alla tentazione, complici il clima accogliente, la quantità e la varietà di titoli, l’atmosfera da paese dei balocchi. Avvisto questo libro: una sorta di autobiografia poetica e visionaria di Mara Cerri, una raccolta di suoi pensieri e sogni ad occhi aperti. Ci penso un po’. Qualche dubbio solo perché mi ero detta che sarei entrata solo per sbirciare. Alla fine, arrivo alla cassa con il libro sottobraccio. E così ho inaugurato la serie di acquisti da fare in questa libreria.

17/01/2011-23/01/2011

Nelle mie mani: edizione Thule ediciones, 2009

Mi piace: L’uso del rosso in queste tavole.

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Desde que he aprendido a contar hasta cien, hasta mil, te echo de menos de otra manera: como en un escondite largo, mientras espero tu abrazo”

La mia storia: Sabato scorso. Ancora una volta a Sevilla, con cinque amiche per un weekend di primavera anticipata, di sole, musica e risate. È sera. Mentre le ragazze si perdono tra i vicoli del centro, le luci dei negozi in chiusura, il profumo di incenso e l’odore di fritto io corro in libreria. Da Rayuela, come sempre. In pochi minuti mi ritrovo davanti allo scaffale Libros ilustrados, cercando rapidamente qualcosa di cui non ho idea. Dopo un breve “ce l’ho-manca” mi impongo un criterio di scelta: libri di autori spagnoli che non conosco. Ecco fatto: trovo la costa rossa di questo libro. La copertina mi emoziona. I testi brevi, brevissimi, si conficcano tra il cuore e lo stomaco. È il libro cha fa per me. Esattamente in quel momento. Perché le cinque ragazze che mi stanno aspettando qualche metro più in là, sono proprio le persone che mi stanno insegnando a vedere le cose de otra manera.

10/01/2011-16/01/2011


Nelle mie mani: edizione Stampa alternativa, collana Fiabesca vol.7, 1983

Mi piace: la copertina in cartoncino ruvido indaco, con stampa color oro per il titolo e l’illustrazione del Grifo e della Finta Tartaruga che danzano (ma in foto non si vede…)

La frase per cui mi sono innamorata di questo libro: “Ma infine, tutti questi gentiluomini, che cosa sono se non un mazzo di carte? Perché dovrei temerli?”

La mia storia: Primi anni Novanta, poteva essere il 1994. Ricordo che era autunno, dopo una di quelle lunghissime vacanze estive che ormai non ci sono più. Tornando a casa da scuola trovo nella cassetta delle lettere una busta spedita da un amico conosciuto durante l’estate. Dentro la busta, una lettera e una cartolina con un’illustrazione del primo incontro tra il Coniglio e Alice. Quel pomeriggio scrivo all’amico di penna per ringraziarlo e chiedergli da dove venisse quel meraviglioso disegno. Si scriveva ancora con la penna, su fogli Quablock, spedendo le lettere in anonime buste bianche o in orrende buste avanzate dai vari “set scrittura” regalati per la cresima o la comunione. E si aspettavano le risposte per settimane. L’amico risponde e mi dice che la cartolina proviene da un cofanetto edito da Stampa Alternativa in cui, oltre al libro, sono contenute 13 cartoline che riproducono le tavole originali che Arthur Rackham disegnò nel 1907. Cerco il libro come una pazza per mesi e lo trovo infine ad un banchetto di libri usati e fondi di magazzino. Lo acquisto al volo, torno a casa, apro il cofanetto. Oltre ad avere in mano tredici piccole splendide stampe, scopro che il testo è una ristampa della prima traduzione italiana (1908) di Emma Cagli,  in cui Alice non recita “How doth the little crocodile/improve his shining tail…” ma “La vispa Teresa/correa tra l’erbetta/Gridando a distesa:/ il pranzo m’aspetta…“. Questa edizione speciale è ormai fuori catalogo, ma se ne può trovare una nuova con le stesse illustrazioni. A meno che un giorno, passando davanti ad un banchetto, non sentiate la voce del Coniglio chiamarvi tra i manuali di training autogeno, la polvere e le pagine che sanno di muffa.

27/12/2010-02/01/2011

Nelle mie mani: edizione Alfaguara Infantil, 2003

Mi piace: la tavola in cui Frida giace tra i rovi, dopo il suo incidente. Le stelle sono lucciole (o le lucciole sono stelle) e la luna piange.

Le frasi per cui mi sono innamorata di questo libro: “Nada le impide a Frida de pintar. Como está mucho tiempo sola, incapaz de salir de su casa, tiene que usar su imaginació n. Pinta lo que ve en su corazón, por encima de lo que ve con sus ojos”

“Ella consigue transformar su dolor en algo hermoso. Y es como un milagro”

La mia storia: Sevilla, maggio 2003. In un caldo quasi estivo passeggio insieme a Fabiana tra le bancarelle della fiera del libro in Plaza Nueva e ci fermiamo allo stand della libreria Rayuela, attratte dai colori dei libri e dalla gentilezza delle espositrici. Frida lo vedo subito, anche se un po’nascosto da altri libri. Mi stava chiamando. Da anni non prendevo una matita in mano ed era quel periodo di maggio il momento in cui stavo iniziando di nuovo a disegnare. Ma non capivo cosa mi sarebbe piaciuto fare. Frida è stato il primo libro illustrato che ho comperato nella mia vita:  mi sembrava impossibile e bellissimo che qualcuno fosse riuscito e trovare le immagini e le parole giuste per raccontare ai bambini (e non solo) la tormentata vita di Frida Kahlo. Arrivata all’ultima pagina, ho pianto. Solo un po’. Pianopiano. A quello stand sono poi tornata per comperare altri due libri. Da allora, ogni volta che capito a Sevilla, faccio un salto da Rayuela ed esco con almeno tre libri in borsa.

Comments are currently closed.